Roccamena deve il suo nome all’esclamazione del principe Giuseppe Beccadelli, il quale colpito dalla bellezza del paesaggio, caratterizzato da asperità rocciose su cui si erge oggi il centro, esclamò: "Che rocca amena". Fu nel 1779 che don Gaetano Morales, prestanome del principe, acquistò il feudo Sparacìa, parte dell’immenso patrimonio dei Gesuiti, e nello stesso anno il principe, ottenuta la "licentia populandi", avviò la costituzione del centro abitato che si sviluppò intorno al nucleo de "Le Quattro Case" da identificarsi, forse, con le antiche abitazioni che sorgono a monte del nucleo urbano nel quartiere omonimo.

L'ubicazione di Roccamena rappresenta una valida testimonianza dell'importanza che il suo territorio ha avuto nel passato, infatti il paese sorge fra i due rami del fiume Belice, conosciuto in passato con il nome di Crimiso, dove nell'anno 342 a.C. si combatté la famosa battaglia guidata dal condottiero greco Tìmoleonte.
Nel territorio di Roccamena insiste un interessante sito archeologico posto su Monte Maranfusa, sulla cui sommità si possono ammirare i ruderi di una fortezza, il castello di Calatrasi; poco più a valle, in un suggestivo scenario naturale, si può ammirare lo splendido Ponte Calatrasi, detto "Ponte del Diavolo", risalente alla seconda metà del XII secolo d.C. e caratterizzato da una bellissima arcata a sesto acuto e che costituisce uno dei più importanti e meglio conservati esempi di architettura medievale della zona.

La festa più importante è quella del Santo Patrono, San Giuseppe, che ha inizio il 19 marzo con messa in suffragio, sfilate per le vie del paese della locale Banda musicale e soprattutto con la preparazione dei cosiddetti "Altari di San Giuseppe", e continua nella seconda settimana di agosto in cui vengono rappresentate le "Funzioni", sacra rappresentazione tratta dai Vangeli Apocrifi, in cui viene rievocato il ritorno della Sacra Famiglia dall'Egitto.
Roccamena è anche la “Sagra del Melone”, una festa laica nata con l'intento di promuovere questo tipico prodotto locale che, nell'ultima settimana di agosto e nell'ambito di un corposo programma di manifestazioni culturali e di svago che rappresentano il momento più significativo dì aggregazione sociale fra i suoi abitanti ed i visitatori, si conclude con l'immancabile abbuffata di prodotti tipici e di "muluni".
Nutrita è anche la produzione di prodotti caseari, prodotti da forno, vini e oli locali.