Santa Margherita di Belìce fu fondata nel 1572 dal Barone Antonio Corbera, antenato dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Si trova nella zona sud-occidentale della Sicilia, tra i fiumi Belìce, Senore e Carboj, alla confluenza delle province di Palermo,Trapani e Agrigento. I Principi Filangeri, succeduti ai baroni Corbera, diedero impulso al paese con la costruzione di diversi edifici e facendone aumentare la popolazione.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa scrittore le famoso romanzo “Il Gattopardo” nacque proprio dall'ultima principessa Filangeri, Giovanna e dal principe Lucio Mastrogiovanni Tasca d'Almerita. Nel mondo tomasiano, Santa Margherita rappresenta la Sicilia del feudo legato però al felice ricordo dell'infanzia e dell'amatissima madre, Beatrice Tasca Filangeri di Cutò, alla cui famiglia apparteneva l'enorme palazzo in cui Giuseppe trascorreva l'estate e su cui ricalcò in gran parte la casa di Donnafugata del Gattopardo.
La città è un centro prevalentemente agricolo e il suo territorio è ricco di prodotti tipici. La vitivinicoltura rappresenta il settore produttivo trainante per l'economia margheritese. Ai vitigni utilizzati fino a pochi anni fa (Catarratti, Trebbiano, Inzolia, Grillo, Nerello Mascalese, Sangiovese) negli ultimi decenni si è passato ad un radicale rinnovamento grazie alla valorizzazione di alcune varietà autoctone come il Grecanico ed il Nero d'Avola e l'introduzione di alcuni vitigni di pregio come lo Chardonnay, il Merlot, il Cabernet S. ed il Syrah.Oggi, i vini prodotti con uve selezionate e raccolte con il giusto tenore zuccherino e di acidità, sono ricercati ed apprezzati dai consumatori di tutto il mondo.
La pastorizia, così anche la viticoltura, ebbero un notevole sviluppo in questo comprensorio con l'avvento degli Aragonesi (che regnarono in Sicilia tra 1282 fino al XVIII secolo) ed in particolare con il Re Federico II, il Vecchio. Il documento più antico, ritrovato, che attiene alla vendita di formaggio prodotto nella Valle del Belìce, risale alla metà del XV secolo. Santa Margherita è infatti famosa anche per la “ La vastedda della Valle del Belìce”, un formaggio fresco a pasta filata prodotto dal latte ovino intero ad acidità naturale di fermentazione. L'origine di questo formaggio, è legata ad un antico racconto che narra di un pastore che dopo aver munto il latte, lo caseò a pecorino; ma a causa di un forte vento caldo, la temperatura si mantenne alta e la pasta messa nei canestri, divenne acida. Il casaro tagliò a fette il formaggio inacidito e lo mise nel "piddiaturi" con acqua calda; rimestandolo con la "viria" ottenne un pastone che cominciò a filare. Tolta la pasta dalla parte liquida, il casaro la pose in piatti da cucina ottenendo così il famoso formaggio.

Altra coltura tipica della zona, è quella dell'olivo. Le varietà maggiormente coltivate sono la "Biancolilla", la "Cerasuola", la "Giarraffa" e la "Nocellara del Belìce"; da quest'ultima si ricava un olio corposo ma allo stesso tempo, indispensabile componente della dieta mediterranea.
Le olive vengono raccolte dagli alberi manualmente e la lavorazione avviene entro poche ore dal raccolto. La spremitura viene effettuata a freddo, lasciando decantare l’olio naturalmente per esaltarne le caratteristiche organolettiche. L’olio viene successivamente imbottigliato, senza l’aggiunta di conservanti.
Ma il fiore all’occhiello di Santa Margherita di Belìce è senza dubbio il ficodindia, che qui trova il suo habitat naturale. In questa area soleggiata, dalla natura rigogliosa, la coltivazione del ficodindia è una tradizione secolare. Il frutto di origine messicana, si è diffuso in Italia grazie ai colonizzatori spagnoli poco più di cinque secoli fa. Dal gusto esotico e dalla forma ovoidale, il ficodindia matura nei mesi autunnali (Ottobre-Novembre). ll panorama varietale è ristretto a tre cultivars con gusti sensibilmente diversi tra loro: la gialla detta Sulfarina; la rossa detta Sanguigna; la bianca chiamata anche Muscaredda. Il ficodindia è ottimo fresco, ma può anche essere utilizzato per dolci, gelati, succhi e persino per farne frittelle con le bucce.
In suo onore, nel mese di Ottobre a Santa Margherita di Belìce si svolge la Sagra del Ficodindia, suggestiva vetrina attraverso la quale i produttori locali possono far conoscere il loro prodotto che si presenta come una delle principali risorse del comparto agricolo del territorio. Una due giorni ricca di eventi, spettacoli, degustazioni, laboratori del gusto, mostre e visite guidate nei suggestivi luoghi che furono di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
L’evento più importante dell’estate Margheritese è Il Premio letterario internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che si svolge ogni anno nella prima settimana di agosto, in Piazza Matteotti a Santa Margherita di Belìce. Il premio ha lo scopo di cogliere nella produzione letteraria i temi della pace e della convivenza dei popoli. Il messaggio etico-politico è palese in ogni edizione; a dimostrazione di ciò lo sono i giurati e premiati, che sottolineano l'intreccio tra diverse culture. La giuria del premio è presieduta da Gioacchino Lanza Tomasi, figlio dell'autore de Il Gattopardo, ed è composta da docenti di letteratura italiana. Ogni anno, la cerimonia viene impreziosita dalla presenza di ospiti di un certo calibro.

Tra le festività religiose più importanti, si annovera la Festa in onore del SS. Crocifisso riconosciuto, patrono del paese, che si svolge nella prima domenica di maggio. La "Scinnuta di la Cruci" è un momento di partecipazione straordinaria dei fedeli che si raccolgono all’interno della Chiesa Madre.

Tra le attrazioni turistiche di maggiore rilievo vi sono il Museo del Gattopardo costruito attorno alla figura ed alle opere di Tomasi di Lampedusa. All'interno di teche sono esposte le lettere, gli appunti, la documentazione e le foto d'epoca dello scrittore, postazioni multimediali fanno rivivere i saggi critici e i film dedicati all'opera, si potranno vedere e ascoltare le interviste a Claudia Cardinale e Alain Delon, indimenticabili interpreti del film di Luchino Visconti, così come lo stesso manoscritto, la sua stesura, le correzioni apportate. La grande attrattiva del Museo è data dalla possibilità di ascoltare, per la prima volta, la voce dello scrittore. A seguire, ed accompagnare il cammino del visitatore sarà infatti lo stesso Tomasi di Lampedusa, perché in tutte le sale del museo, si ascolterà lo scrittore che recita un suo racconto “Lighea”. Una registrazione unica, nata per gioco una mattina del 1956, quando ancora Giuseppe Tomasi non era famoso, ma già scriveva i suoi racconti.
Altra attrattiva di rilievo peri turisti è Museo della Memoria costruito all’interno di quello che Tomasi definì il “Duomo di Santa Margherita” la chiesa attigua al palazzo Filangeri Cutò. Costruita alla fine del 600, riportante molti elementi di stile barocco, venne distrutta dal terremoto del’68. Oggi l'edificio è stato ricostruito e al suo interno è stato realizzato il museo. Il suo scopo è quello di far riflettere sul valore della memoria, una memoria formativa che ci aiuta a capire come eravamo e come siamo, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni e di chi non può essere a conoscenza di quei fatti tragici, che cambiarono la vita a migliaia di persone. Lo spazio espositivo ospita un materiale fotografico vario, proveniente in gran parte da archivi e collezioni private. All'interno è possibile visionare, oltre alla produzione di fotografie, anche immagini video-audio, raccolte di quotidiani, riviste dell'epoca ed album di foto.
Inserita nel contesto urbano, collocata su un piano più basso del complesso monumentale del Palazzo Filangeri di Cutò di Santa Margherita di Belìce, oggi sede municipale e dell'Istituzione Tomasi di Lampedusa, si trova La Villa del Gattopardo che occupa un'area di circa 4.100 mq. ed è di forma rettangolare. All'interno vi sono quattro fontane, prive delle sculture, due a forma di quadrifoglio, una grande di forma circolare ed una piccola di forma rettangolare. Al suo interno si possono ammirare 86 tipi di piante di cui 15 specie rare. Sono presenti piante di ligustri, palme di diverse specie, araucarie, pini, lecci, un boschetto di bambù e le noline, specie che difficilmente si trovano nei giardini e nei parchi siciliani. Di rara bellezza è il "giardino delle yucche", così chiamato per la presenza delle yucche elephantipes.